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Uncle Charlie è la storia di una caduta all’inferno, senza possibilità di redenzione; è la storia di Charlie ma in qualche modo anche del nipote e autore di questo magnifico lavoro.
Charlie Hanschke, figlio di un boss che gestisce un giro di scommesse, è schiavo di droghe e psicofarmaci che lo portano a trasformarsi lentamente in una delle tante ombre che popolano Brooklyn; ma è anche il fratello della madre di Marc, che eredita la passione della fotografia dal padre, e dall’età di18 anni inizia a costruire il suo personale album di famiglia.

La vita stessa di Marc è segnata da tragici eventi, il matrimonio con una donna orfana,dedicata all’alcool e vittima di diabete, cui segue il quasi inevitabile divorzio ed un nuovo fidanzamento con una ragazza schiava del crack.
Per sopravvivere trova rifugio nella fotografia, inizia a raccontare lo zio Charlie, forse pazzo, forse solo vittima degli eventi, un prigioniero della propria mente con una gran voglia di non vivere ed annientarsi.

E’ la storia di un uomo solo, a fargli compagnia le sue pistole e i suoi tatuaggi, oltre lo spettro di un figlio prematuramente morto di aids. Asnin ci accompagna in questa discesa nell’abisso, che diventa il diario visivo di una lotta quotidiana, dell’isolamento, della povertà e di difficili relazioni familiari. Il lavoro è visibile qui: https://www.marc-asnin.com/uncle-charlie

Uncle Charlie diventa così il perfetto esempio di connubio tra fotografia e letteratura, con le sue 300 foto e 4000 parole; un progetto a lungo termine vincitore dello Smith Award ed esposto due anni fa nel nostrano Festival della Fotografia Etica.

Qui alcuni stralci del racconto di Asnin:

“Lo zio Charlie dice di non aver mai avuto un amico. Nessuno lo ascoltava prima e nessuno lo ascolta ora. Dopo trent’anni passati a fotografarlo, sono l’ultimo rimasto, l’unica costante presenza nella vita di Charlie.

Mio zio è nato con una disfunzione e vi ha convissuto per tutta la sua vita. Un po’ come suo padre, lo zio Charlie è finito confinato vicino ad una finestra, una sorta di guscio, da cui guardava fuori ad un mondo che non ha mai avuto spazio per lui, in attesa di un’opportunità che non è mai arrivata. Nonostante tutto è soppravissuto. E nessuno potrà mai privarlo di ciò.”

“Il libro parla di conseguenze, opportunità mancate, delusioni e perdite. Si tratta di avere il fegato per guardare intensamente al demone domestico e analizzare cosa c’è di fronte a te, tenendo conto della tua famiglia, della società e quanto si dice su entrambe. Il libro tratta della relazione tra due uomini, due generazioni, che vivono vite diverse, unite da un legame di sangue. E’ una sorta di collaborazione: le sue parole e le mie immagini. E’ un ballo con il mio padrino.”

“Quando penso al tempo passato con la mia famiglia, mi domando quali siano i diversi ruoli che ho ricoperto. Sono stato principalmente un documentarista, il nipote, il cugino o semplicemente l’unico che stava ad ascoltare? (…)
Mi domando ancora che cosa rappresento nella vita di mio zio Charlie. Mia madre gli ha dato l’unico amico che aveva nel mondo? Perchè Charlie ha deciso di condividere la sua vita con me? Forse queste domande le dovrò portare con me, ma non ci saranno mai risposte. Forse questa speranza che nutro di voler capire mio zio rappresenta il mio Godot”.

https://www.marc-asnin.com/uncle-charlie